Chi è Elda?

Elda al Colosseo fine anni '40

Elda nasce a Firenze nel febbraio del 1927 da Augusto e Bianca: il padre severo direttore della Manifattura Tabacchi (il Monopolio di Stato), la madre austera casalinga di origini austriache.

Gli anni dell’adolescenza sono spensierati, a scuola è brava e Firenze è una città piena di stimoli.
L’arrivo del secondo conflitto mondiale rompe gli equilibri, il padre viene trasferito a Venezia dove le bombe fortunatamente non cadono ma non ci sono amici, parenti e le facce sono tutte sconosciute.

Alla fine della guerra l’Università la porta in una Roma stremata dagli anni dell’occupazione e però in pieno fermento di rinascita, si laurea in Lettere e Filosofia e specializza in Storia dell’Arte e con questi numeri si mette in cerca di un lavoro che tenga conto delle sue inclinazioni. Dopo vari lavori saltuari, a fine anni ’50, trova un posto da assistente editoriale in una piccola Casa Editrice della Capitale la cui produzione è concentrata su testi per il mondo della scuola, dell’università e per il Ministero della Pubblica Istruzione.

Nasce un amore proibito con il capo che, nella migliore delle tradizioni, di famiglia ne ha già una. La storia si complica e la vita diventa una roulette russa, fughe in avanti e passi laterali, ripensamenti e colpi di testa: una donna innamorata ma che ha ben chiaro cosa vuole dalla vita. Un turbinio di lettere testimoniano i passaggi delicati e le dichiarazioni a cuore aperto: materiale che, paradossalmente, una Casa Editrice di letteratura avrebbe tradotto in un best seller e, forse, in una saga da destinare a uno sceneggiato televisivo.

La risoluzione di un giorno di novembre del 1964, dopo la scoperta di essere in attesa del frutto di quella tormentata storia d’amore, è che il bimbo si terrà, anche in assenza di nozze riparatrici (siamo negli anni ’60 in un Italia in cui il divorzio è un diritto molto di là da venire), e da futura mamma single bisogna darsi la stabilità di un lavoro sicuro: inizia così lo studio per il concorso di abilitazione all’insegnamento che supererà qualche anno dopo con il bimbo già trotterellante in quella che era già diventata la “Casa di Elda“.

Casa acquistata con un mutuo infinito e l’anticipo raccolto grazie alla vendita della casa paterna, al Lido di Ostia che, allora, era molto economico rispetto al resto della Capitale e offriva opportunità immobiliari adatte a giovani famiglie appena inserite nel mondo del lavoro.

Elda, quindi, diventa professoressa di lettere “di ruolo” nella scuola media inferiore e dopo vari anni trascorsi a bordo di una mitica “500” bianca (D61601) per raggiungere le varie assegnazioni, Anzio e poi Nettuno, a metà degli anni ’70 viene assegnata a una scuola del Lido di Ostia, la Parini prima e poi, la nuovissima Passeroni, nata perché si affacciavano numerosi all’ingresso nelle scuole dell’obbligo i figli del “baby-boom” degli anni ’60, e il Lido di Ostia ne aveva sfornati molti.

Fiat 500 bianca

Fiat 500 bianca

In quegli anni si consolida anche il rapporto con il padre del bimbo che si unisce alla nuova famiglia aggiungendo apparente stabilità al percorso intrapreso da Elda e l’ormai preadolescente Federico.

Tante ragazze e ragazzi del Municipio si sono avvicendati nei banchi di fronte alla cattedra di Elda che ha insegnato fino all’ultimo giorno utile che il Ministero le ha concesso: in molti la ricordano ancora con affetto, come quella che ha dato loro l’ispirazione a intraprendere un indirizzo scolastico o un altro, a migliorarsi e applicarsi nello studio e nella propria formazione umana.

Elda ci lascia un’ispirazione che è quella che leggere, studiare, dedicarsi all’arte fa di noi persone migliori: A Casa di Elda si respira questa eredità.